Una ventina di trattori in marcia verso la Regione Basilicata. Oltre duemila coltivatori diretti e allevatori hanno sfilato questa mattina davanti il palazzo della Regione. Sono questi i numeri della prima giornata di mobilitazione della Coldiretti Basilicata. Un vialone con bandiere gialle ha accolto il lungo corteo che è sceso in campo per chiedere più forza all’agricoltura. La mobilitazione organizzata dall’Organizzazione agricola è stata una protesta civile, ma determinata per portare sui tavoli regionali le questioni da affrontare per dare dignità a un settore che se opportunamente valorizzato rappresenta una vera occasione di sviluppo per l’intera Basilicata.
“Il mancato riconoscimento del prezzo giusto per il latte, la frutta e il grano – ha detto Piergiorgio Quarto, vice presidente Coldiretti Basilicata - mette in crisi non solo le imprese agricole, ma rischia di negare anche un bisogno primario dei consumatori: la sicurezza alimentare. Il falso “Made in Italy” è un danno per l’economia, ma anche una beffa per i cittadini”.
I giovani imprenditori di Coldiretti Basilicata, tutti rigorosamente con foulard e berretti gialli, hanno approfittato della seduta del Consiglio regionale per offrire ai politici e ai funzionari della Regione un cestino di pesche di origine lucana. All’interno della confezione un messaggio: “Ai coltivatori le pagano 20-30 centesimi, a voi consumatori chiedono anche cinque volte. Ma siete sicuri che sono lucane?”.
Dal valico del Brennero al porto di Brindisi, continua l’operazione trasparenza. Dopo il blocco alla frontiera del Brennero che ha visto oggi protagonisti migliaia di imprenditori agricoli e zootecnici, con la partecipazione di un centinaio di allevatori di Potenza e Matera, domani 22 luglio la mobilitazione si sposta al porto di Brindisi. Annunciata la partecipazione di diversi pullman provenienti dalla Basilicata con allevatori e coltivatori diretti che si uniranno alla protesta in difesa dell’agroalimentare italiano. Una protesta per evitare che latte e formaggi Made in Italy siano minacciati dalle importazioni di sottoprodotti e semilavorati industriali e spacciati come italiani per la mancanza di un corretto sistema di etichettatura.
Un vero e proprio blitz davanti al porto per sapere che “cosa arriva e dove va a finire”. Di qui, giungono in Italia miliardi di litri di latte, cagliate e polveri all’anno destinati a finire in tavola senza alcuna informazione ai consumatori.
Stesso discorso per frutta di qualità e grano. A rischio la frutticoltura del Metapontino (la Basilicata è la terza regione produttrice di albicocche) e il grano.
Doppio il problema: penalizzati i redditi delle imprese agricole e nessuna garanzia per il consumatore .